PENSIERO DIVERGENTE

pensiero
pen·siè·ro/
sostantivo maschile
  1. 1.
    La facoltà relativa alla formazione di contenuti mentali: Lo pensiero è proprio atto della ragione, perché le bestie non pensano, che non l’hanno (Dante); part., in alcuni casi, la facoltà mnemonica o immaginativa ( mi torna al p. ; la rividi nel p. ) o anche la considerazione o l’attenzione ( fermare il p. su qualcosa ).
    • Talvolta, l’immaginazione in quanto simbolo di irrealtà, inconsistenza, improbabilità.
      “questa sera, all’ora di cena, col p. mangerai!”
    • L’attività spirituale, spec. a livello filosofico o anche in quanto sostrato o sfondo ideale dell’azione o dell’espressione (cui può essere contrapposta).
      “il p. degli antichi Greci”
    • Pensiero forte, fondato sulla certezza metafisica di una verità che si può conquistare.
    • Pensiero debole, conscio dell’assenza di fondamento della metafisica intesa come ricerca della verità.
    • Scuola di pensiero, orientamento o indirizzo, non necessariamente filosofico.
    • Elaborazione individuale comprensiva di riflessione, opinione, giudizio su determinati fatti o episodi: il Presidente non ci ha fatto ancora conoscere il suo p. in proposito; mi hai letto nel p.!; nella pubblicistica, tende ad affiancarsi, con valore appositivo, al nome del personaggio elaboratore.
      “il Celentano-p”
  2. 2.
    Ciascuno dei contenuti della coscienza, in quanto episodio della vita interiore dell’individuo, spesso variamente riconducibile all’idea di elaborazione sul piano affettivo ( i miei p. corrono sempre a te ) o all’idea di preoccupazione ( vivere senza pensieri ; non darti p. di lui, se la caverà anche da solo ), di proposito ( mutar p. ), di attenzione affettuosa o devota, anche in quanto si può concretare in un atto di cortesia o in un dono ( il lavoro è il suo unico p. ; ha sempre un p. gentile per tutti ; accetti il nostro p. ).

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